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50° anniversario della firma dei trattati di Roma

Lo statista belga Paul Henri Spaak presidente del gruppo di lavoro incaricato della stesura del trattato


Sono passati ormai cinquant’anni da quel 25 marzo 1957, data in cui l’Europa Unita si è finalmente potuta concretizzare grazie alla firma dei due Trattati di Roma, istitutivi della CEE (Comunità Economica Europea) e dell’EURATOM (Comunità dell’Energia Atomica). Da giovani cittadini europei, quali siamo, non possiamo avere memoria diretta di quell’avvenimento. Per questo motivo abbiamo provato ad immaginare, sulla scia delle cronache giornalistiche di quella giornata, come si svolse la cerimonia.



Siamo a Roma, Campidoglio, in un uggioso lunedì di marzo. La piazza è gremita di gente e fastosamente decorata. Esattamente alle 18.00 i ministri delle delegazioni della “Piccola Europa”, comprendente Francia, Germania occidentale, Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, entrano nella sala degli Orazi e Curiazi. Il primo ad entrare è Adenauer, Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, accompagnato da Segni e Martini. Seguono, in ordine alfabetico, i capi di governo e i ministri degli esteri delle sei delegazioni. Inoltre sono presenti tutti i membri del governo italiano, i tre professori responsabili dell’EURATOM (Giordani, Armand ed Etzel), quasi tutti i sottosegretari e le alte cariche dello Stato Italiano. Il sindaco della Capitale, Tupini, dà loro il benvenuto. Seguono le dichiarazioni dei sei rappresentanti e le rispettive firme. Il suono della “patarina”, la campana del Campidoglio, segna l’avvenuta ratifica dei Trattati. Al termine della cerimonia Tupini dona ai firmatari una medaglia d’oro.

La firma del trattatoLa cerimonia è stata trasmessa in Eurovisione sui canali dei Paesi aderenti.
La ratifica di Roma fu soltanto la rifinitura di un lungo processo di imbastitura iniziato nel 1955 a Messina, dove si svolse una Conferenza per tentare un processo di integrazione economica finalizzato ad una più salda Unione politica. Si discusse l’idea di un mercato comune e di una politica atomica. L’anno successivo, a Venezia, fu approvato il rapporto di Spaak, Ministro degli Esteri belga, a seguito del quale vennero preparati i due Trattati. I Paesi che aderirono furono gli stessi che firmarono il trattato di Parigi, dal quale era nato la CECA (Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio). Gli accordi di Roma entrarono in vigore nel ’58. In particolare i Trattati prevedevano l’istituzione di quattro organismi:

  1. Assemblea Parlamentare, futuro Parlamento Europeo nel 1962, costituita dalle delegazioni dei parlamenti dei Paesi membri, con funzione consultiva.
  2. Aula Autorità, futura Commissione Europea, con funzione legislativa ed esecutiva.
  3. Consiglio dei Ministri, futuro Consiglio Europeo, con funzione di veto sugli atti legislativi e decisionale riguardo le politiche comunitarie.
  4. Corte di Giustizia, garante delle norme dei Trattati e giudice nei contrasti relativi alle politiche della CEE.
La codificazione di rigide norme, sotto forma di trattato, tende, inevitabilmente, a rendere irreversibili le spinte all’integrazione e  impone anche dei limiti ad un’apertura spontanea e singola verso il mondo extra-europeo. Il concetto espresso potrebbe sembrare imporre un limite alla democrazia, ma è opportuno ricordare che, senza una regolamentazione, non sarebbe possibile coordinare gli interessi e le idee di un popolo in continua crescita: “ il popolo europeo”.